Monteodorisio si trova immediatamente a ridosso della costa adriatica, a circa 316 metri sul livello del mare, su una ridente collina che domina la vallata del fiume Sinello. Nelle giornate in cui il cielo è limpido è possibile scorgere l’Appennino marchigiano (Monti Sibillini), quelli abruzzesi (Maiella, Gran Sasso d’Italia e tutta la collina ove si erge una parte dei borghi di epoca medievale.
Una felice posizione quella di Monteodorisio che ha favorito i primi insediamenti già in epoca romanica, a conferma i numerosi reperti rinvenuti sul territorio. Risale al X secolo la prima menzione dell’abitato. La sua posizione strategica e di dominio con funzione di controllo e difesa a largo raggio del comprensorio trova collocazione in epoca basso medievale (XIV-XV). Fu in questo periodo che famiglie nobili, prima i Caldora ed in seguito i potenti D’Avalos riedificarono e ampliarono il castello a baluardo.
 
Monteodorisio come già accennato in precedenza, ha origine antiche, florido centro sin dai tempi della civiltà latina, lo confermano i resti di opus reticulatum fuori e dentro l’abitato attuale, oltre alle urna di Acta, figlia di Quinto Flavio Fortunato e Flavia Vestilla e quella di Caio Figellio per la moglie Raia Lucia Tellia conservate nel vicino Museo Archeologico di Vasto, in seguito con lo scorrere dei secoli a potente contea nel Medioevo. Risalgono all’anno mille i primi documenti della “Contea” di Monteodorisio, il nome del centro venne attribuito da Odorisio Caracciolo, Conte dei Marsi che ne volle accrescere l’importanza aggregando altri feudi dislocati nell’alto vastese. A difesa del feudo, raccontano le cronache un’imponente esercito di diecimila combattenti arrocati su tredici torri. Che attualmente è possibile identificare con i comuni di Capello, Furci, Gissi, Casalanguida, Liscia, Dentella, Scerni, Pollutri, Villalfonsina, Casalbordino e la lontana Colledimezzo. Tutte comprese tra le sponde dei fiumi Sangro, Trigno e Sinello. Intorno al castello prendeva forma l’abitato che poteva contare su cinque chiese, due villaggi fuori le mura, Villa Marrone e Villa San Pietro ad aram e il convento di San Berardino distante qualche chilometro. Il potere Angioino subentrò agli ordini monastici. Il poeta mantovano Sordello da Goito si vide concedere la Contea per mano di Carlo D’Angiò, poeta citato da Dante nel canto VI del Purgatorio. In epoca Angioina arrivarono anche i templari, a testimonianza il processo che si celebrò nel lontano 1310 a Chieti di un certo Andrea Armanni. La Contea fu governata e posseduta da personaggi storici illustri, artefici del corso del Mezzogiorno, legati ai sovrani del Regno di Napoli. Ultimo bagliore per la Contea, l’incontro tra il connestabile del Regno di Napoli, Fabrizio Colonna e don Cesare Michelangelo D’Avalos, marchese del Vasto nel Convento di San Bernardino nell’anno 1723.
 
Le intricate viuzze del paese, passeggiando evocano le atmosfere storiche. La parte che consigliamo visitare, anche la più suggestiva è quella con i resti della cinta muraria medievale dove un tempo si aprivano quattro porte, Porta Castello, Porta Capello, Porta San Francesco e Porta Carbonara, costruita con ogni probablità prima del fortilizio nel secolo XV. Decentrato, rispetto all’abitato, sulla sommità del colle si erge il Castello, baluardo a guardia della valle del fiume Sinello e della costa marina. Della sua forma trapezoidale restano due lati e tre torrioni angolari congiunti da mura merlate. La pianta rettangolare, suo impianto originale poteva contare su quattro torri circolari orientate secondo lo schema dei punti cardinali, su di una superficie di 1700 metri quadrati. Attualmente è possibile vedere l’intera cortina del lato maggiore nord-ovest e il corpo di fabbrica sul lato minore sud est con i relativi torrioni. Le torri sono state realizzate in muratura mista di mattoni e pietrame, merlate, con caditoie, coronate da un fregio a cerchi tangenti con fila di archetti ciechi in laterizio. La meglio conservata delle torri è quella ovest ove è possibile ammirare l’elegante merlatura ricostruita all’inizio del XIX secolo. La cinta muraria, le torri ed il castello formavano una struttura difensiva capace di un ruolo di controllo su tutto il territorio. Le cronache riportano ci raccontano di soggiorni di illustri personaggi come Giovanna I, regina di Napoli e Torquato Tasso, autore della Gerusalemme Liberata. I recenti lavori di scavo eseguiti nel 2003 e il 2004, hanno consentito di ricostruire alcuni importanti capitolo della storia locale e del castello ancora oscuri. L’interno del castello ospita il Museo Civico e il Centro di Documentazione dell’Ordine Francescano di Abruzzo e Molise.
 
Museo civico; Museo e Centro di documentazione dell'Ordine francescano in Abruzzo e Molise (Ordine dei Frati Minori Conventuali); Archivio documentario ed iconografico (storico/ Beni culturali d'Abruzzo e Molise). Si trova nel fortilizio del Castello di Monteodorisio (inteso come borgo antico cinto dalle mura) risalente all'anno XI sec. riedificato nel XV sec. e riadattato a residenza signorile nel XVII e XIX secolo. All'interno del fortilizio, si sono conservate, nonostante gli eventi nefasti per lo più determinati dall'uomo, ben tre torri cilindriche (delle probabili quattro), due cortine murarie, interessanti resti murari di presumibili edifici interni e torre interna. All'interno del castello sono visibili il perimetro e i resti di mura urbiche (Via dei Rinforzi e Via Muro Rotto, etc); le tre torri urbiche, due delle quali risalenti al XV sec. ed una risalente al XIII sec., dette rispettivamente di Via Muro rotto, di Porta Carbonara e di Castelluccio; le due torri campanarie, con funzione anche difensiva, dell'attuale chiesa di San Giovanni Battista e quella detta dei Celestini (Sec. XIII). Nel Museo sono contenuti pregevoli resti archeologici, architettonici e artistici, rinvenuti tramite scavi fortuiti o provenienti dalla ex chiesa di S. Francesco; nei depositi sono conservati stampe, fotografie, frammenti ceramici, dal XVII al XX secolo
 
Storia e devozione un binomio inscindibile a Monteodorisio, da una parte il Castello testimone del glorioso passato, dall’altra il Santuario della Madonna delle Grazie, simbolo della comunità e della fede. Il Santuario è ubicato alle porte dell’abitato in un luogo che sin dall’antichità era stato consacrato al culto della Vergine Maria. Le origini del Santuario vanno ricercate nel 1600, quando i fedeli vollero erigere una chiesetta intitolata a Santa Maria delle Grazie. La legenda racconta che per eseguire alcuni lavori di restauro si era reso necessaria portare via la statua dalla chiesa ma il giorno dopo misteriosamente tra lo stupore delle maestranze la statua fu ritrovata al suo posto. Non fu un episodio isolato, due secoli dopo mentre venivano riparate le fondazioni della chiesa zampillò dal suolo una vena d’acqua con virtù miracolose che guarì diversi malati. Una ricca documentazione ricostruisce e conferma gli eventi miracolosi accaduti. La chiesetta ben presto divenne meta di pellegrinaggi e i miracoli si moltiplicarono, troppo piccola per accogliere i fedeli provenienti anche dalla vicina Molise tanto che si decise per la costruzione di un santuario, progetto affidato all’ingegnere vastese Francesco Benedetti. I fedeli collaborarono a quell’opera formando una catena umana lunga più di due chilometri sino al fiume Trigno per trasportare acqua e laterizi. Vennero impiegati dieci anni per terminare i lavori e nel 1895 i fedeli potettero finalmente varcare la soglia del santuario. All’interno dipinti murari sacri di Gaetano D’Agostino e Nicola Biondi, pittori di scuola napoletana impreziosicono le navate.
Santa maria delle Grazie era una chiesa comunale e ufficialmente non sottostava all’autorità ecclesiastica, per questa ragione oggi è ancora possibile ammirare il ciclo di pitture dedicate a Maria. I temi del Magnificat e del Salve Regina spiccano sul blu intenso e i dorato delle tempere. Di notevole pregio la scultura lignea policroma, raffigurante Sant’Antonio da Padova con statuina del bambin Gesù non pertinente di epoca quattrocentesca, proveniente da uno dei conventi Francescani distrutti a Monteodorisio.
 
 
 
 
 
 
PRO LOCO "CONTEA" - MONTEODORISIO (CH) ITALY - TUTTI I DIRITTI RISERVATI 2006-2007
 
Home Page Pro Loco "Contea" Monteodorisio